Capitolo 56
E lei stava aguzzando sdegnosamente ad un giovane che ghigna, con un gardenia nella sua bottone-buco che stette in piedi vicino loro. Loyer fece segno ad al Generale che lui ha desiderato parlargli, e, spingendolo contro la sbarra, detto: "Io ho il piacere per annunciare a Lei che Le è stato nominato Ministro di Guerra." Lariviere, diffidente non disse niente. Che vestì male da molto uomo con capelli che, sotto il suo cappotto polveroso, assomigliò ad un pagliaccio, inspirò così poco la fiducia in lui che lui sospettò una trappola, forse un cattivo scherzo. "Monsieur Loyer è Custode dei Sigilli", detto Conti Martin. "Generale, Lei non può rifiutare", disse Loyer. "Ho detto io Lei accetterà. Se Lei esita, favorirà il ritorno offensivo di Garain. Lui è un traditore." "Il mio caro collega, Lei esagera", detto Conti Martin; "ma Garain, forse, sta mancando un piccolo in franchezza. E l'appoggio del Generale è urgente." "Il Paese d'origine di fronte a tutto", Lariviere risposto con emozione. "Lei sa, Generale", Loyer continuato "le leggi vigente devono essere applicato con moderazione." Lui guardò ai due ballerini che stavano estendendo loro corto e muscolare gambe sulla sbarra. Lariviere mormorò: "Il patriottismo dell'esercito è eccellente; la buono-volontà dei capi è a l'altezza delle circostanze più critiche." Loyer si fornì la spalla. "Il mio caro collega, c'è dell'uso nell'avere i grandi eserciti." "Io credo come Lei faccia", Lariviere risposto; "l'esercito presente riempe il le necessità superiori di difesa nazionale." ""L'uso di grandi eserciti", Loyer continuato è fare guerra impossibile. Uno sarebbe matto per prendere parte in una guerra queste forze incommensurabili, il gestione di che supera ogni facoltà umana. Non è questo Suo opinione, Generale?" Lariviere Generale fece l'occhiolino. "La situazione", lui disse, "esige la circospezione. Noi stiamo affrontando un pericoloso ignoto." Poi Loyer, guardando al suo collega di guerra con disprezzo cinico, detto: "Nel caso molto improbabile di una guerra, non faccia Lei pensa, mio caro
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