Capitolo 28
ammorbidisca: "Lei deve prendermi con la mia propria anima!" Therese sentì un brivido di paura mescolato con gioia. CAPITOLO XIV L'AMMISSIONE Lei il prossimo giorno lei disse a lei che lei avrebbe risposto a Robert. Era piovendo. Lei ascoltò languidamente le gocce che precipitano sul terrazzo. Vivian Bell, accurato e raffinato aveva messo sulla tavola artistico articoli di cancelleria, fogli che imitano il vellum di messali, altri di violetta pallida spolverizzato con polvere di argento; penne di celluloide, bianco e luce che quale aveva maneggiare come spazzole; un inchiostro di iride che, su una pagina, diffonda una nebbia di lapislazzuli ed oro. A Therese non piacque tale delicatezza. Sembrò a lei non adatto per lettere che lei desiderò fare semplice e modesto. Quando lei vide che il nome di "amico", determinato a Robert sul primo fiancheggi, mise sulla carta argentea, si tinse come madre-di-perla, un mezzo sorriso venne ai suoi labbra. Le prime frasi erano difficili scrivere. Lei affrettò il resto, molto Vivian Bell detto e di Principe Albertinelli, un poco di Choulette, e che lei aveva visto Dechartre a Firenze. Lei lodò dei ritratti dei musei, ma senza discriminazione, e solamente riempire le pagine. Lei seppe che Robert aveva nessuno l'apprezzamento di dipingere; che lui non ammirò niente eccetto un piccolo corazziere di Detaille, comprò a Goupil. Lei vide di nuovo nella sua mente questo corazziere che lui aveva mostrato a lei uno giorno, con orgoglio, nella sua camera da letto vicino lo specchio, sotto ritratti di famiglia. Tutti questo, ad una distanza sembrò suo piccolo e faticoso. Lei finì la sua lettera con parole dell'amicizia, la dolcezza di che non era finto. Lei non si era sentita mai veramente, più pacata ed aveva domato verso lei innamorato. In quattro pagine lei aveva detto poco ed aveva spiegato meno. Lei annunciò solamente che lei dovrebbe stare un mese in Firenze, l'aria di che la faceva buono. Poi lei scrisse a suo padre, a suo marito ed a
| <- | Indice | -> |