Capitolo 41
meglio non vedere affatto l'un l'altro." Lui illuminato i candelabri. La sua franchigia, faccia dura fu illuminata. Lui guardato a lei con una fiducia alla quale è venuta meno dalla presunzione comune tutti gli innamorati che dalla sua naturale mancanza della dignità. Lui credè in lei attraverso forza di istruzione e la semplicità dell'intelligenza. "Therese, io L'amo, e Lei mi ama, io so. Perché mi tormenta? Qualche volta Lei è dolorosamente aspro." Lei si scosse bruscamente la piccola testa. "Cosa avrà? Io sono aspro ed ostinato. È nel sangue. IO lo prenda da mio padre. Lei conosce Joinville; Lei ha visto il castello, i soffitti, le tappezzerie, i giardini, il parco, le caccia-motivo, Lei ha detto che nessuno era meglio in Francia; ma Lei non ha visto mio l'officina di padre--una tavola di legno e bianca ed una scrivania di mogano. Tutto circa me ha la sua origine là. Su quella tavola mio padre fece figure per quaranta anni; per prima in una piccola stanza, poi nell'appartamento dove io nacqui. Noi non eravamo poi molto ricchi. Io sono un parvenu figlia, o la figlia di un conquistatore, è tutto lo stesso. Noi siamo persone di interessi di materiale. Mio padre volle guadagnare soldi, possedere quello che lui potrebbe comprare--ovvero, tutto. Auguro guadagnare e tenere--quello che? Io non faccio sappia--la felicità che io ho--o che io non ho. Io ho il mio proprio modo di essere esigere. Io desidero ardentemente sogni ed illusioni. Oh, io so molto bene che tutti questo non vale il guaio che una donna prende nel dare lei ad un uomo; ma è un guaio che vale qualche cosa, perché mio guaio è io, la mia vita. Mi piace godere quello che mi piace, o pensa quello che io come. Io non desidero perdere. Io sono come papà: Io esigo quell'al quale è dovuto io. E poi--" Lei abbassò la sua voce: "E poi, io ho--gli impulsi! Ora, mio caro, io La sopportai. Cosa La vogliono abbia? Lei non mi avrebbe dovuto amare." Questa lingua alla quale lei l'aveva abituato, spesso viziò il suo
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