Capitolo 36
"Lei parlò di Napoleon con una libertà di mente nel quale è rara il conversazioni che io sento. Io ho notato che bambini, quando loro sono bello, guarda, quando loro sporgono le labbra, come Napoleon a Waterloo. Lei ha fatto io sento le ragioni profonde per questa somiglianza." Poi, girando verso Dechartre: "Piace Napoleon?" "Signora, non mi piace la Rivoluzione. E Napoleon è la Rivoluzione in stivali." "Monsieur Dechartre, perché non disse questo a cena? Ma io La vedo preferisca essere solamente arguto in tete-un-tetes." Conti Martin-Belleme scortò gli uomini alla fumo-stanza. Paul Vence da solo rimase con le donne. Principessa Seniavine chiese a lui se lui avesse finito il suo romanzo, e quello che era il soggetto di lui. Era un studio in quale lui tentò di giungere alla verità attraverso una serie di plausibile condizioni. "Così", lui disse, "il romanzo acquisisce una forza morale che la storia, in suo frivolezza pesante, mai non aveva." Lei chiese se il libro fu scritto per donne. Lui disse non era. "Lei ha torto, Monsieur Vence, non scrivere per donne. Un uomo superiore non può fare niente altro per loro." Lui desiderò sapere quello che le diede quell'idea. "Perché io vedo che tutte le donne intelligenti amano sciocchi." "Chi li annoiò." "Certamente! Ma uomini superiori li stancherebbero più. Loro avrebbero più risorse per assumere nell'annoiarli. Ma mi dice il soggetto di Suo romanzo." "Insiste?" "Oh, io insisto su nulla." "Bene, io gli dirò. È un studio di manners popolare; la storia di un giovane lavoratore, sobrio e casto bello come una ragazza, con la mente di una vergine, un'anima sensibile. Lui è un intagliatore, e lavora bene. A notte, vicino sua madre che lui ama, lui studia, lui legge libri. In la sua mente, semplice e ricettivo le idee si alloggiano come pallottole in un muro. Lui non ha desideri. Lui ha né le passioni né i vizi, che ci leghi alla vita. Lui è solitario e puro. Dotato con forte virtù, lui diviene presuntuoso. Lui vive fra persone misere. Lui vede
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