Capitolo 29
Uno dei demoni dell'abisso scosse una torcia di fronte ai suoi occhi, ma Timocles vedrebbe né il demone né la torcia. Metta la sordina a con sorpresa a questo spettacolo, Paphnutius si rivolse al mostro. Era scomparso, e, in luogo della sfinge, il monaco vide, un velato donna che disse-- "Guardi e capisca. Tale è l'ostinatezza di questi atei che, anche in inferno, loro rimangono vittime delle illusioni che li ingannarono quando sulla terra. Morte non li ha disingannati; per lui è molto il piano che non basta soltanto morire per vedere Dio. Quelli che sono ignorante della verità mentre vivendo, sarà ignorante di lui sempre. Il demoni che sono torturando occupati queste anime, di cosa sono loro ma agenti giustizia divina? Ecco perché queste anime né li vedono né li sentono. Loro erano ignoranti della verità, e perciò inconsapevole di loro proprio condanna, e Dio Stesso non può costringerli per soffrire. "Dio può fare tutte le cose", detto l'Abate di Antinoe. "Lui non può fare che che è assurdo", rispose la donna velata. "A li castighi, loro prima devono essere illuminati, e se loro possedessero il verità, loro sarebbero come all'eletto." Irritato e fece inorridire, Paphnutius volse di nuovo sull'orlo dell'abisso. Lui vide l'ombra di Nicias sorridere, con una ghirlanda di fiori sul suo capeggi, mentre sedendo sotto un albero di mirto bruciato. Dal suo lato Aspasia era di Miletus, drappeggiato con grazia in un mantello di lana e loro sembrarono parlare insieme di amore e la filosofia; l'espressione della sua faccia era dolce e nobile. La pioggia di fuoco che precipitò su loro era come una rugiada rinfrescante, ed i loro piedi pigiarono il suolo che brucia come se era stato tenero erba. A questa vista Paphnutius fu riempito con furia. "Lo colpisca, O Dio! lo colpisca!" lui pianse. "È Nicias! Gli permetta di piangere! gli permetta di gemere! gli permetta di macinare i suoi denti! Lui peccò con tailandesi!" E Paphnutius svegliò nelle braccio di un marinaio, forte come il Hercules che pianto-- "Quietamente! quietamente! il mio amico! Di Proteus, il vecchio pastore dei sigilli,
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