Capitolo 17
per me, io seguii la saggezza. Il mio il più vecchio fratello fu costretto da mio padre sposarsi una donna di Carian, Timaessa chiamato che lo scontentò così grandemente che lui non potesse vivere con lei senza precipitare in una malinconia profonda. Comunque, Timaessa inspirò nostro più giovane fratello con una passione criminale, e questa passione si rivolse presto ad una pazzia furiosa. La donna di Carian li odiati ugualmente ambo; ma lei amò un flauto-giocatore, e lo ricevette di notte nella sua camera. Una mattina lui lasciò la ghirlanda là che lui di solito portò a feste. I miei due fratelli, mentre avendo trovato questa ghirlanda, giurò uccidere il flauto-giocatore, ed il prossimo giorno loro lo causarono per perire sotto la frusta, nonostante le sue ferite lacere e preghiere. Mia cognata feltro tale dolore che lei perse la sua ragione, e questi tre disgraziati poveri divenuto bestie piuttosto che esseri umani, e vagò alienato lungo il spiagge di Cos, ululando come lupi e spumando alla bocca e stridè a dai bambini che gettarono gusci e pietre a loro. Loro morirono, e mio padre li seppellì con le sue proprie mani. Un piccolo più tardi il suo stomaco rifiutato ogni nutrimento, e lui morì a causa di fame, sebbene lui era ricco abbastanza per avere comprato tutte le carni e frutte nei mercati dell'Asia. Lui si fu addolorato profondamente a dovendo lasciarmi la sua fortuna. Io l'usai in viaggi. Io visitai Italia, Grecia, e l'Africa senza incontrare un singolo persona che era saggia o felice. Io studiai la filosofia ad Atene e Alessandria, e fu assordato da argomenti chiassosi. Finalmente io vagai come lontano come l'India, ed io vidi sulle banche del Ganges un uomo nudo che aveva seduto immobile con le sue gambe attraversate per più di trenta anni là. Piante rampicanti torsero tondo suo essiccato sul corpo, e gli uccelli costruirono i loro nidi nei suoi capelli. Ancora lui visse. Alla vista di lui io chiamai a mente Timaessa, il flauto-giocatore, i miei due fratelli, e mio padre e Io compresi che questo indiano era un uomo saggio. 'Uomini', io dissi a me,
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