Capitolo 77
visto o sentì. Io ho composto un resoconto fedele di quelle cose così che la loro memoria non può perire con me, per il tempo di uomo è corto. Nel primo giorno di maggio di anno suddetto, all'ora di vespri, io fu fatto sedere nell'Abbazia di Corrigan su una pietra nei chiostri e, come il mio costume era, io lessi i versi del poeta che io amo meglio di tutti, Virgil di che ha cantato il lavora: del campo, di pastori e di eroi. Sera stava appendendo suo imporpori pieghe dagli archi del chiostri ed in una voce dell'emozione io stavo mormorando i versi che descriva come Dido, la regina fenicia vaga con mai-emorragia sua ferisca sotto dei mirti di inferno. A quel momento Fratello Hilary accaduto di passare da, seguito da Fratello Jacinth, il facchino. Tratto sulle secoli barbare di fronte alla risurrezione delle Muse, Fratello Hilary non è stato iniziato nella saggezza dei vegliardi; ciononostante, la poesia del Mantuan ha, come una torcia sottile, capannone dei barlumi di luce nella sua comprensione. "Fratello Marbodius", lui chiese a me, "faccia quelli versi che Lei emette con seno che gonfia ed occhi scintillanti--loro appartengono quello grande 'Aeneid da quale mattina o sera che i Suoi sguardi non sono trattenuti mai?" Io risposi che io stavo leggendo in Virgil come il figlio di Anchises Dido percepiti piace una luna dietro al fogliame.* * Il testo funziona . . .qualem primo qui syrgere mense Aut videt aut vidisse putat per nubila lunam. Fratello Marbodius, da un malinteso strano i sostituti un immagine completamente diversa per il creato dal poeta. "Fratello Marbodius", lui rispose, "io sono sicuro che su tutte le occasioni Virgil dà espressione a massime sagge e pensieri profondi. Ma il canzoni che lui modula sulla sua presa di flauto di Syracusan tale significato alto e tale dottrina elevata che io sono confuso da loro continuamente." "Faccia attenzione, generi", Fratello Jacinth pianto, in una voce agitata. "Virgil era un mago che meraviglie battute dall'aiuto di demoni. È
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