Capitolo 11
Ed attraverso th' reami illimitati di aria È sopportato lontano In eco diffuse che lo sforzo prolunga Attraverso spazio illimitato, e mondi innumerevoli fra, Meas'ring il pulsare di ogni stella solitaria, E sondando ceaselessly da sfera a sfera Quella nota dell'immortalità Quello bisbiglia nel dolore del mare, E di aurora, ed il resto del mezzogiorno, E trionfi nel surcease mite del vento selvatico, E nell'anima triste sta agognando non espresso, Ed unexpressive per la pace perpetua. Ma il loveliest dei possessi di Lehna Singh era Moti, sua figlia e solamente bambino, la fama di cui bellezza era giunta anche ad Atma nel suo casa di montagna. Di lei lui aveva sognato attraverso gli anni di fanciullezza, ed un coscienza felice della sua prossimità prefigurò l'ora incantata quando lui era vederla e possedere che le sue voglie più affettuose erano a lei la bellezza come oscurità a mezzogiorno. Il suo nome che lui aveva sentito bisbigliato in la folla gaia degli ospiti di suo padre, sul memorabile prima sera di il suo arrivo là; ma, strano dire, il prossimo giorno, quando questi primi ore in un palazzo sembrarono alla sua immaginazione eccitata un sogno in che mescolato in confusione più selvatica il brillio di diamanti, il profumo di un milli fiori, il si diverta di colori abbaglianti, la musica sconcertante di strumenti ignoti, e l'ebbrezza di si chieda e beatitudine, là accerchiato attraverso tutti solamente uno voce articolata, suonando come se da alcuni imboscata frondosa tra risata vaga e mormorii di discorso, dicendo: "Ma io gli dico che Rajah Lal Singh vuole dire strappare la rosa di Lehna Il giardino di Singh!" CAPITOLO IV. Atma amò vagare separatamente. Un giorno che lui ha penetrato ad una corte appartata, di chi bellezza e silenzio l'incantarono più di qualsiasi cosa che lui aveva fin qui visto. Era il giardino di Moti. "Alto in aria il flung della fontana Le sue gemme che vivono, su sunbeams strung Loro inghirlandarono e scossero le nebbie fra;
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