Capitolo 46
per lui, l'affascinò con un fascino inaspettato ed un piccante senso della familiarità. Servien li dipinse come lui li aveva visti rappresentato nelle vecchie litografie di foxed che fanno la lettiera il di seconda mano edicole lungo il _Quais_, portando i capelli in bandeaux piatto con un gioiello su una catena di oro nel medio della fronte, o altro in anellini pesanti l'Anglaise_ di _a che spazzola le guance. Ossessionato dalla sua idea del una, lui endeavoured per richiamare uno che sembrò così bene informato con signore del palcoscenico al giorno presente. Lui parlò della tragedia, ma disse Theroulde lui pensò che genere di drammi ridicolo, e ripetuto un numero di parodie. Giovanna menzionò Gabrielle T----. "T----", esclamò l'artista-architetto; "Io conobbi bene sua madre." Mai in tutta la sua vita aveva Giovanna sentito una frase che ha interessato lui così profondamente. "Io la seppi nel 1842", Theroulde seguì, "a Nantes, dove lei creato quattordici ruoli in sei settimane. E popoli immaginano attrici non abbia niente per fare! Una cosa eccellente, il palcoscenico! Ma il danno è, non c'è un solo architetto capace di costruire un teatro con alcun senso. Come a scenario, è semplicemente puerile, anche al Opera--così infantile è probabile che faccia un rossore di Isolano Marittimo e Meridionale. Io ho pensato fuori un sistema di chi arrotola nelle mosche così come a si liberi di quelle cima-stoffe lunghe senza il quali rappresentano il cielo una finzione ad ingannando chiunque. Io ho inventato similmente un sistemazione di lampade e riflettori così mise come per accendere il caratteri sul palcoscenico da su in giù, come il sole, quale è il modo razionale, e non da sotto verso l'alto, come il luci della ribalta fanno che è assurdo." "Chiaramente è", Servien convenuto. "Ma Lei stava parlando di Gabrielle T----'madre di s." "Lei era una donna eccellente", rispose l'architetto; "alto, scuro, con un piccolo baffi che è divenuto lei a perfezione.... Lei vede il effetto della mia invenzione di chi arrotola--un cielo enorme che versa un uguale
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