Capitolo 12
giovane ragazza che era ignota a lui. Lei era ma vestì poveramente, e lei scarpe erano bianche con polvere; ma gioventù e la gaiezza splesero avanti sotto il arda delle sue guance, il suo occhio blu brillò l'arco scuro di lei sotto sopracciglia, e l'opulenza voluttuosa della sua forma fece uno a dimenticare il povertà del suo vestito. Dal suo cappello di paglia coi suoi nastri affievoliti scappato tresses pesante che splese come oro. Curvando sul suo breviario, la Cura passò, mentre gettando un obliquamente l'occhiata, uno di quelle occhiate sacerdotali che vedono senza essere viste; ma l'estraneo lo costretto per elevare la sua testa. Lei ancora era stata in piedi e stava riparando su lui sorridendo una brillante e fiduciosa occhiata. Su vedere questo, la Cura ancora stette in piedi anche. Nel gregge bianco della sua congregazione lui certamente contò, nel momento in cui bello creature ogni domenica, lui incontrò nel momento in cui provocando sorrisi. Ciononostante, lui fu agitato; lui sentì un corso di fiamma segreto attraverso il suo vene; qualche genere di fascino emanò fronte questa ragazza. Lui ricordò leggere quello correnti magnetiche fluiscono avanti dalle certe donne che infiammano i sensi, e lui prese indietro un passo; ma il fascino operò nonostante lui, i suoi occhi rimasero fissi sui contorni seducenti della figura del ignoto. Lei investigò cortesemente di lui il modo al _Mairie_. Nell'aguzzare esso fuori a lei la Cura forse espose più serietà che era necessario, lui prese anche come lontano come l'ingresso alcuni passi con lei al villaggio, poi lui ritornò a casa, mentre pensando a questa bella ragazza. Durante cena il suo servitore gli disse che alcuni saltimbanchi erano arrivati nel villaggio, e che loro stavano per dare ad un spettacolo la stessa sera in il mercato-luogo. Infatti un tamburo fu sentito bastonata la chiamata, ed il rauco voce del pagliaccio che annuncia "un grande spettacolo acrobatico, accompagnò con balli e seguì da una pantomima."
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